LA CRIPTA


ALCUNE NOTIZIE STORICHE SULLA CRIPTA DEL SS.CROCEFISSO

La CRIPTA SS.CROCEFISSO (o di S.Costantina) situata in contrada Manfio in territorio salentino e in aperta campagna, al confine territoriale tra Casarano (diocesi di Nardò-Gallipoli), Ruffano e Taurisano (diocesi di Ugento-S.M. di Leuca), è un ambiente ipogeo naturale trasformato in luogo di culto dai bizantini nell’XI secolo.

La zona circostante la cripta, nelle cui vicinanze sono ancora presenti i ruderi dell’antico cenobio appartenuto dapprima ai monaci basiliani e successivamente agli Olivetani, rappresenta un importante sito preistorico, storico e naturalistico. Graffiti di epoca paleolitica e fossili risalenti a comunità del periodo Neolitico convivono con le affrescate pareti della grotta.

Anche se la Cripta ricade in territorio di Ruffano sotto la giurisdizione ecclesiale della parrocchia “Natività B.M.V.”, di fatto è luogo di culto che ha registrato e registra lo zelo dei fedeli dei vari paesi limitrofi e in particolare di Casarano (una devozione e una presenza che dura tutto l’anno) e di Taurisano (concentrata per lo più nella festa del 3 maggio). A parere di chi scrive questo luogo, che si trova a confine tra paesi e diocesi diverse ma sorelle, sembra realizzare quello che S.Paolo nella lettera agli Efesini dice e cioè che “per mezzo della croce… possiamo presentarci gli uni e gli altri al Padre in un solo Spirito”.

Di fatto la cripta assume sempre più la caratteristica di centro spirituale, di luogo di incontro e di comunione tra gli uomini e tra gli uomini e Dio in Gesù Crocefisso.

Sicuramente non è stato sempre così. Il culto verso il “Crocefisso della macchia” ha conosciuto alti e bassi nel corso della storia, un culto che “tra sei e settecento raggiunge il momento più alto della devozione dei casaranesi, nella loro maggior chiesa, come si legge nella visita pastorale del 1719 di mons. Antonio Sanfelice: visitavit cappellam Sanctissimi crucifixi… imago haec S.mi Crucifixi miraculus clarissima est. E dei numerosi miracoli parla una densa cronaca religiosa del 1688 raccolta dal notaio Santo Riccio, laddove è evidente il propagarsi del culto in tutta terra d’Otranto, come nel miracolo dell’otto febbraio 1688 quando ritrovandosi nella terra di Supersano cinque persone colcate nella loro casa, li cascò sopra di quella un’altra casa et al rumore delle pietre che cascavano, tutti cinque (dissero) Santissimo Crocifisso di casarano aggiutaci furno liberati, senza che dure pietre offendessero nessuno nemmeno il loro somaro (A.DE BERNART – la Cripta del Crocefisso di Ruffano).

Verso la fine del secolo scorso però, per cause varie, la devozione era andata scemando e il luogo era divenuto sempre più un luogo abbandonato all’incuria e al vandalismo e solo sporadicamente utilizzato per il culto e la devozione personale.

Scriveva il parroco don Nino Santoro nella prefazione al libro da lui pubblicato nel 1998 (LA CRIPTA DEL CROCEFISSO DI RUFFANO – storie e geografie sconosciute – Congedo Editore): “Ma al di là della competenza “de jure” in campo liturgico, la chiesa del SS. Crocefisso, per anni abbandonata all’incuria degli uomini e dei tempi, ha bisogno di attente cure e di mirati restauri per ricondurla agli splendori antichi, quando i Basiliani prima e gli Olivetani poi la affrescarono creando anche un piccolo cenobio, di cui sono visibili ancora i ruderi”

E auspicava quasi profeticamente: “Il quasi millennio trascorso dell’esistenza della chiesa-cripta ci induce oggi, alle soglie dell’Anno Santo e del Terzo millennio, ad un altra considerazione: quella cioè di inserire l’antico insediamento nell’itinerario dei pellegrinaggi penitenziali sulla stessa via battuta dai pellegrini nel Medioevo, che dalle nostre Serre si spingevano fino al Santuario di Leuca”

Di fatto don Nino, che si è dato tanto da fare per la valorizzazione della Cripta, operò una poderosa ripulitura del luogo che aveva assunto sempre più la connotazione di discarica. Proprio quell’anno arrivammo noi con la proposta di occuparci dell’animazione spirituale del luogo e oggi, a distanza di 11 anni, siamo qui a raccontarvi qualche cosa di questa storia (chi volesse approfondire questo aspetto può leggere la sezione CHI SIAMO)

ALCUNE NOTIZIE SUGLI AFFRESCHI (ANTONIO LUPO “La Cripta del Crocefisso di Ruffano”)

Sulla facciata, nella cui lunetta vi è raffigurato un “Cristo Re”, firmato e datato 1944, è inserita una lastra marmorea con ex-voto inciso (“Al re della pace / i fedeli / a perenne ricordo / per lo scampato pericolo / della guerra / A.D. 1944)

Nella cripta, quasi in limine, si trova un pilastro sul quale è effigiata una “Trinità” del 1615 (oggi in fase di ripulitura). Alla stessa data risale la scala interna di collegamento con l’insieme architettonico. E’ solo questa la parte in muratura, insieme ai due altari (pietre e malte di bolo). Per il resto la cripta presenta al suo interno l’aspetto di vano interamente naturale con gradoni-sedili.

I dipinti si susseguono in forma iconico-devozionale senza alcun nesso tematico dentro pannelli rettangolari o archeggiature, come nelle cripte salentine. Fanno eccezione per l’iconografia e per il loro carattere narrativo, alquanto raro nei santuari ipogeici del basso Salento, il dipinto del “Peccato Originale” (Adamo ed Eva) e gli otto riquadri della vita di S.Onofrio. La raffigurazione di questo santo attesta la devozione anacoretica per santi eremiti.

Partendo dalla parte sinistra vi compaiono tre immagini di santi. La prima, subito dopo l’accesso alla scala che conduceva dalla cripta agli ambienti sovrastanti, è quella di un’alta figura frontale e ieratica con vestimenti a losanghe (un angelo?). Secondo Alba Medea, la prima studiosa che ha realizzato un’indagine completa sulle cripte eremitiche pugliesi, si tratta di Sant’Elena.

Segue S.Eligio (1615), il santo-vescovo di origine francese che sovrasta un gruppo di cavalli. Tale iconografia ne sottolinea la funzione di protettore dei maniscalchi.

L’ultima figura sacra della parete sinistra, prima dell’altare, è quella di Santa Costantina. L’effige della santa incoronata reca la data 1567 ed è corredata da iscrizione didascalica.

Procedendo nella lettura della cripta sull’altra parete, iconografie e temi sacri sono rappresentati su due registri e delimitati da bande bicromatiche. In alto, campiscono il primo pannello superiore Adamo ed Eva nell’Eden, poi S.Antonio Abate (1616) con libro e bastone. Accanto, sullo sfondo di un paesaggio, v’è una probabile raffigurazione di S.Vito, in eleganti abiti seicenteschi e gorgiera, con cani ai piedi.

Nell’ultimo riquadro è rappresentata la lapidazione di un santo (Santo Stefano?), l’affresco seguente purtroppo è ricoperto ancora da intonaco.

Sotto il nastro delimitato da bande di color ocra, sono leggibili solo in parte i riquadri con didascalie relative agli episodi della vita di S.Onofrio. Al santo eremita (di probabile origine egiziana) il cui culto fu introdotto in Occidente dai crociati, è dedicata una sequenza narrativa suddivisa in otto parti. Un riquadro è purtroppo ricoperto da tinteggiatura, un altro è molto corrotto.

A lato, su tre cavità della parete rientranti a mo’ di nicchia, campeggiano altre immagini di santi. La prima è quella di S.Giovanni Battista. Al centro è raffigurato l’incontro di due santi monaci, quasi a significare un momento di passaggio o di accordo fra due ordini monastici. Infine è rappresentato S.Domenico.

Dietro l’altare centrale, la cripta di prolunga in due vani. Il più lungo (già murato e poi riaperto), potrebbe aver avuto la funzione di deposito di derrate (granili).

L’altro corridoio di dimensioni molto inferiori, porta verso la parte terminale della grotta, quasi una cripta nella cripta: quella di Santa Costantina o del Crocefisso. Nella parte del coro, la volta è affrescata con motivi decorativi. Tale decorazione non è usuale nel contesto criptologico.

Infine una “Crocifissione” palinsesta, dipinta sull’ultima sporgenza della roccia, sopra l’altare. Proprio per essere sagomata nella pietra, la parte addominale del Cristo risulta di straordinaria resa plastica in una riuscita sintesi di pittura e scultura. La luce solare inonda la grotta che ha orientamento solstiziale nelle ore pomeridiane, investendo con i raggi, in alcuni periodi dell’anno (nella festa del Crocefisso che cade il tre maggio), il corpo di Cristo, (nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce  il 14 settembre) il volto di Cristo.

CONCLUSIONE DA PARTE DI CHI SCRIVE

Molte persone vengono a visitare la cripta. C’è chi viene per un interesse storico, chi per una devozione al crocefisso, chi perché affascinato dall’ambiente naturale circostante, chi perché appassionato di speleologia… ma a tutti coloro che vengono, per qualsiasi motivo, noi proponiamo un’immagine, uno sguardo, un incontro.

E anche a te che vieni in questo momento in “viaggio virtuale” attraverso la rete proponiamo un incontro, un volto, uno sguardo, lo sguardo di Gesù Crocefisso.

Forse tu stai pensando: “Perché parli di sguardo se Gesù ha gli occhi chiusi?” Ebbene potrei risponderti che Gesù come entrò a porte chiuse nel cenacolo così non ha bisogno di aprire i suoi occhi per guardarti! Ma c’è un motivo ulteriore che si può esprimere con un linguaggio che solo gli innamorati possono capire: Gesù non guarda fuori, Gesù guarda dentro, guarda nel Suo Cuore perché… quello è il posto che ha riservato a te…  il Suo Cuore…

Allora l’augurio che ti facciamo è che tu possa fare dentro di te un po’ di spazio e di silenzio per accogliere questo sguardo e per lasciarti “fissare” da questo Gesù Amante e Crocefisso che mentre dona la sua vita salva la tua… per amore…

(Ruberti Alessandro)

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